Ed ecco che il caro carburante arriva in serra! Anche la Sicilia, come gli altri grandi produttori serricoli d’europa, dovrà fare i conti con la bolletta energetica sempre più cara. E i primi prodotti a farne le spese sono pomodorini, melanzane e zucchine. Al momento il mercato risulta particolarmente instabile, con variazioni rapide anche nell’arco di pochi giorni. I pomodori, ad esempio, mostrano forti oscillazioni: i ciliegini si collocano tra 2,4 e 3,0 €/kg, mentre i datterini possono superare i 3,5–4,0 €/kg. Alcune varietà, come il Piccadilly, evidenziano una volatilità ancora maggiore.
Alla base di questi rincari c’è una filiera sotto pressione. I costi energetici, pur ridimensionati rispetto ai picchi del 2022–2023, restano elevati: circa +66% rispetto al periodo pre-2022. Anche i fertilizzanti registrano aumenti rilevanti (+46%). A ciò si aggiungono spese per trasporti, carburanti e gestione delle serre.
Un altro elemento chiave è il clima, sempre più imprevedibile. Piogge intense, gelate, vento e altri eventi estremi influenzano la produzione e rendono irregolari le forniture. Questo provoca squilibri tra domanda e offerta, soprattutto nei momenti di passaggio stagionale.
In sintesi, il settore ortofrutticolo attraversa una fase di forte tensione, caratterizzata da prezzi elevati e instabilità. Anche piccoli imprevisti logistici o climatici possono tradursi in aumenti immediati, segno di un sistema ancora fragile e sensibile ai costi e alle condizioni esterne. Tuttavia, l’impennata dei costi logistici e il caro petrolio hanno ridotto la convenienza delle importazioni a lunga percorrenza da mercati come il Marocco e la Spagna.

